Lo”stradario hip-hop” di Giuseppe Gatti ‘Nexus’ – Adriano Ercolani da “La Repubblica XL”

28 October, 2020 - 11:19
autore/i: 
Adriano Ercolani

da La Repubblica XL

 

Su queste colonne, in passato, avevamo parlato del libro di Cesare Alemanni, Rap. Una storia, due Americhe (Minimum Fax), elogiandone la capacità divulgativa, in grado di immergere il principale fenomeno dominante della musica popolare mondiale degli ultimi 40 anni in una precisa cornice sociale e culturale. Oggi vi parliamo di un libro per alcuni versi complementare, edito da Alegre, ovvero Stradario Hip Hop, un racconto altrettanto appassionato del mondo hip hop, stavolta narrato dall’interno della scena.

 

L’autore è è sicuramente una delle figure più indicate per il compito: Giuseppe Gatti, in arte Nexus, regista, performer, fondatore di una compagnia teatrale assieme a Laura Garofoli e docente di storia e filosofia hip-hop presso la Urban Dance Academy e del laboratorio di arti digitali presso il Dams di Roma Tre.

Il libro, quindicesimo volume della collana Quinto Tipo, curata per Edizioni Alegre da Wu Ming 1, è frutto di tre anni di scrittura ma, ben prima, di quattordici anni di esperienza sul campo. Quindi, il testo da un lato è un buon manuale per neofiti, per orientarsi nella giungla di stili, etichette, nomi apparentemente simili, sottocategorie e correnti di una controcultura le cui radici risalgono ormai a quasi cinquant’anni fa; dall’altro, è utile anche ai frequentatori della “scena” per approfondire figure meno note, conoscere aneddoti interessanti, sgombrare il campo da luoghi comuni.

 

Lo “stradario” è strutturato su un astuto gioco numerologico, cinque atti, accompagnati da un “intro” e un “outro”, che presentano le Quattro Discipline dell’Hip Hop (MCing, DJing, Breaking e Wiriting), avendo come guida tre maestri Jedi di questa controcultura, ovvero Danno, Poe One e Phase Two.

Old Gold Boys: al centro Kaos One, da sinistra verso destra Danno, Dj Craim, Dj Baro e Deep Masito,

 

Fin dal nome, il testo rivendica la sua origine, e il suo utilizzo, “di strada”: partendo dall’assunto sancito da KRS-One nel suo famoso brano Hip Hop vs.Rap (Rap is something you do/ Hip Hop is something you live), Nexus illustra il suo percorso di consapevolezza, dalla dura gavetta sul campo fino allo status di esperto riconosciuto anche dal punto di vista accademico, descrivendo il complesso rapporto con le storiche autorità della scena a livello internazionale.

 

 

 

 

Come descritto nel comunicato ufficiale che lo presenta, il libro è composto “di boulevard storici e avenue filosofiche, incroci mortali, tunnel e dance club. Nei lunghi boulevard si racconta di segregazione razziale, bande di strada e sette urbane degli anni Sessanta e Settanta; delle «quattro discipline» negli anni Ottanta; della liaison fra hip-hop e centri sociali negli anni Novanta; della sublimazione della scena nella cultura urban negli anni Zero; della nostalgia per i bei tempi andati negli anni Dieci, e di scommesse per gli anni Venti. Nelle avenue, invece, si raccontano le potenzialità pedagogiche, politiche, filosofiche ed espressive che musica, danza e arti visuali hip-hop lanciano nel nuovo millennio”.

 

 

 

 

Probabilmente, l’aspetto più interessante di Stradario Hip Hop è proprio la sua natura ibrida, di saggio, autobiografia e, anche, romanzo: in parte è frutto di una ragguardevole opera di documentazione, in parte è il resoconto/confessione di esperienze dirette dell’autore, in parte è anche costituito di una componente dichiaratamente finzionale.

 

Phase2 viene citato nel film Beat Street del 1984.

 

 

 

Del resto, non si tratta certo di un tradimento dello spirito hip hop, ovvero di una cultura fondata sull’abiità di narrare storie, spesso con una forte tendenza automitologica.

Come scrive l’autore nell’”outro”: “Questo libro è il frutto di una lunga stesura durata tre anni nel corso della quale sono confluiti una molteplicità di materiali di archivio. Ho usato tutto quello che avevo a disposizione: stralci di email, articoli di giornale e saggi accademici, pezzi di sceneggiatura, diari personali e appunti (…) Se l’hip-hop era un fenomeno mutante dalle abilità narrative non convenzionali, fin dal principio ho immaginato di raccontarlo attraverso un libro parimenti ibrido”.

Un esperimento difficile e singolare, ma proprio per questo apprezzabile e intrigante.