"La farina dei partigiani" - Elisabetta Favale da "Linkiesta"

15 January, 2021 - 11:30
autore/i: 
Elisabetta Favale
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Da Linkiesta

 

Raccontavo della lettura di La farina dei partigiani ad un conoscente e la prima cosa che mi ha detto è stata: “troppo comunista per me”, ecco, vorrei subito precisare che il racconto di Piero Purich e Andrej Marini, secondo me, è il racconto di un importante pezzo della nostra storia più recente che si avvale di una testimonianza concreta, quella di Andrej Marini e ci restituisce un punto di vista particolare dal momento che protagonista è una parte dell’Italia molto affascinante (oltre che bella) e poi ci sono anche Monfalcone e i cantieri navali la cui storia val la pena conoscere.

In queste 461 pagine di La farina dei partigiani Purich e lo stesso Andrej Marini (che scrive di suo pugno alcune pagine del libro divenendo egli stesso personaggio grazie all’uso della terza persona) riassumono eventi che hanno lasciato un segno profondo soprattutto in quel territorio:

«Una terra di mezzo che ha  visto popolazioni diverse mescolarsi nel corso dei secoli: friulani, veneziani, sloveni, croati, tedeschi, in anni più recenti meridionali, e successivamente bengalesi. Una terra di mezzo che ha costruito una propria identità, cogliendo armoniosamente le caratteristiche dei vicini: la leggerezza e il piacere di vivere dei triestini, la temperanza dei friulani e la determinazione degli sloveni».

C’è il campo per i profughi di Wagna, «una città di legno», c’è Tarcento che da cittadina a vocazione agricola si è trasformata, nei primi anni Quaranta del Novecento, nella sede delle officine aeronautiche di Monfalcone e per questo diviene centro nevralgico di molti fatti importanti.

D’Annunzio protagonista del racconto dell’«impresa di Fiume», non sapevo (mea culpa visto che l’aeroporto di Ronchi l’ho frequentato per diverso tempo) che 

«il vate raduna fascisti e nazionalisti a Ronchi, al cui nome nel 1925 sarà aggiunto “dei Legionari”. Denominazione che non piacerà per nulla alla popolazione».

Tre generazioni dei Fontanot-Romano-Marini, le loro battaglie, la sorte a cui sono andati incontro per difendere le loro idee.

Scrive Purich:

«Ho avuto la fortuna di conoscere per caso Andrej Marini come cuoco della trattoria Al poeta di San Martino del Carso. Questa piccola osteria è stata un anticipo degli episodi storici con cui mi sarei imbattuto grazie a quell’incontro: il poeta che dà il nome al locale è Giuseppe Ungaretti che pare abbia soggiornato tra i ruderi della trattoria e che proprio in quel luogo abbia composto la celebre lirica San Martino del Carso».

Particolarmente interessante ho trovato il racconto sugli scontri del 1969 a Milano, Purich riporta quanto appreso direttamente da Andrej Marini, cosa accadde esattamente ad Annarumma?

Tutto è documentato, le fonti sono citate meticolosamente e, precisa l’autore, il punto di vista è chiaramente quello dei protagonisti della storia con le loro idee politiche, non potrebbe essere altrimenti per cui siete avvertiti!

Una lettura intensa che necessita di calma e attenzione per non perdere nulla, ogni pagina è importante, ogni informazione merita un approfondimento, prendetevi insomma del tempo per leggere e metabolizzare questo racconto pieno di umanità, di sogni, di battaglie e delusioni … del resto è storia vissuta.