Quella volta che la dolce nonna uccise il nonno - da Il Fatto quotidiano

10 May, 2017 - 11:31
autore/i: 
Alessandro Mantovani
guarda anche: 

Immaginate vostro padre in macchina che a un certo punto butta lì una mezza frase che spalanca un abisso: «Quando tua nonna era in prigione...». Imma­ginate di scoprire che il nonno che non avete cono­sciuto, il partigiano, comunista, giornalista "grega­rio" delle pagine sportive dell'Unità, non è morto in un incidente come vi hanno raccontato. È stato ucciso dalla nonna dolce dagli occhi chiari che avete invece profondamente amato. Immaginate allora di tuffarvi in quella storia, che non sta «dove di solito si trovano le storie dei nonni, cioè in casa, negli oggetti, tra le numerose fotografie di foggia antiquata conservate con cura», ma fuori: «nelle strade della mia città, in qualche libro, in un film, nei rari racconti strappati al pudore e al rimpianto degli amici e dei compagni». Scrive così Rosa Mordenti, ex giornalista di Carta, già coautrice di un'intrigante Guida alla Roma ribelle (Vo­land, 2013) e ora autrice di Al centro di una città an­tichissima. La storia indicibile di un partigiano e di chi lo uccise (Alegre). Perché la storia di Renato e Maria Luisa non si capisce senza la Resistenza romana che li ha uniti e il durissimo dopoguerra in cui è maturata la tragedia. Come scrive nella prefazione lo storico Alessandro Portelli, è «un romanzo nel senso più pie­no del termine: perché parla soprattutto di quello che non si vede ma che ci portiamo dentro».

 

Fonte: Il fatto quotidiano