Perché ho scritto un libro che mi manderà all’inferno

Senti, domenica 18 settembre ho un impegno a Bologna, potresti tenermi i bambini?».

 

«Ora guardo: il 14 ho la direzione dell’Auser, il 15 il festival del volontariato, il 16 ci sta una riunione dell’Anpi, il 17 partecipo alla nascita di un’associazione qui in paese, il 18 mi pare libero, anzi no, mi sa che ho gli scout».

 

Mi chiamo Selene, ho 38 anni e sono una giornalista freelance, il che vuol dire che non ho un lavoro vero, guadagno una miseria e mia suocera ha una vita sociale mille volte più sviluppata.

 

«Aspetta che chiedo al nonno», mi dice incoraggiante, «Eugè?».

 

«Dimme...», fa eco lui con un sospirone, senza staccare gli occhi dalla tv.

 

«Domenica 18 li tieni tu i pupi che Selene non c’è?».

 

«E che problema ci sta? Ma che vai a Roma, Selè?».

 

«No va a Bologna, a fare... Che devi fare?».

 

«Vado qui, alla prima presentazione del mio libro».

 

«Hai scritto un libro?».

 

«Sì, quello di cui vi ho raccontato quasi ogni giorno negli ultimi otto mesi...».

 

«Ah, e di che parla?».

 

Una domanda semplice, di quelle prevedibili, per cui penso di essere pronta. Ci ho lavorato su nelle mie conferenze stampa mentali, in cui mi esercito nel discorso per premi letterari immaginari e brillanti interviste che non terrò mai. E invece, davanti allo sguardo da suocera capitolo subito. Ho scritto un libro, titolo: Tabloid Inferno. Confessioni di una cronista di nera. Di cosa parla?

 

«Racconta della mia esperienza come redattrice nei tabloid di nera scandalistici, stile Cronaca Vera, ma un po’ peggio».

 

«Parli proprio di te, col tuo nome e cognome», mi chiede guardinga la mia mother in law, «è una specie di memoriale, mica un romanzo vero?».

 

«Sì e no», replico io, più seccamente di quanto avrei voluto. «Uso la mia storia, personale e professionale, per spiegare come funziona la cronaca in Italia e i meccanismi dello storytelling giallo popolare».

 

«Ah, quindi è un saggio, in realtà?».

 

«Anche, ma pure la storia di Emanuele, il mio migliore amico, e dei nostri primi passi nel mondo del giornalismo nel più tortuoso dei modi, di Potito, che ha fatto faville sui tabloid, ma poi si è bruciato e ha mollato tutto e di Senpai, che mi ha insegnato come si scrive per un pubblico di nonne assetate di sangue e tante altre cose...».

 

«Insomma, una roba che non è né carne né pesce».

 

«Esatto, noi li chiamiamo Oggetti Narrativi Non identificati, Uno».

 

«Seeee e volano? E poi, noi chi, scusa?».

 

«Gli autori della collana Quinto Tipo di Alegre che è diretta da Wu Ming 1. Se vuoi saperne di più trovi tutto qui...».

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Tabloid Inferno arriva in libreria il 22 settembre, ma se come la suocera vuoi farti un’idea del libro che è e che non è, la prossima settimana rilascerò una piccola navicella esplorativa, che anticipa il volume e si intitola Il ritmo interno dello scoop. Sarà la prima di tre capsule: la seconda, Volevo essere Rob Brezsny, viaggerà nella galassia delle finte rubriche dal vero, fondamentali nella tabloid experience, la terza ci porterà là dove nessun giornalista è mai giunto prima, a esplorare La vita secondo Senpai.

 

Dall’Inferno dei Tabloid è tutto, ma solo per ora...