Lettere da Tabloid Inferno

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Se ancora ti chiedi se sia peggio la preda o lo sciacallo, vuol dire che non sei ancora uscita dal #tabloidinferno.

 

«Ok, abbiamo capito come nascono le narrazioni tossiche di nera, ma come si fa a superarle?».
Ogni incontro in cui abbiamo discusso collettivamente di Tabloid Inferno si è concluso con questa domanda.
La risposta non è facile e la stiamo costruendo nel tempo, a partire da una chiamata alla resistenza del pubblico e dei lettori. Lettori che sono la più vecchia scusa per fare cattiva informazione e invece si portano sempre un passo avanti ai giornalisti intossicati.
Non faccio eccezione. Il dieci marzo ho commentato su Twitter un lancio della Adnkronos (postato sul profilo Twitter dell’agenzia) sul caso di Cisterna di Latina, cioè il figlicidio di Alessia e Martina Capasso, 13 e 7 anni (o dovremmo considerarlo un femminicidio? Per il servizio centrale anticrimine della polizia non lo è eppure a mio giudizio questa definizione sarebbe calzante), e il tentato femminicidio della loro madre, Antonietta Gargiulo, per mano del carabiniere Luigi Capasso che dopo alcune ore si è tolto la vita.
Questo il testo del tweet: «Non so se è peggio il parroco che pretende di parlare al posto di Antonietta o chi lo usa per un titolone a effetto ‪#TabloidInferno‬‬‬».
Un tweet di pancia, che nasceva dalla rabbia per un titolo, "Antonietta lo ha perdonato", costruito per acchiappare click, suscitare sdegno e far passare in cavalleria un contenuto che non lo rispecchiava. Un classico di Tabloid Inferno, insomma. Al quale ho risposto ad armi pari.
La cronaca dell’Adnkronos, infatti, dava per scontato avvenimenti (la preghiera per l’assassino e la contestazione anche rabbiosa dei presenti in chiesa) la cui ricostruzione era tutt’altro che certa.
Io non ho approfondito, limitandomi a commentare il titolo e il contenuto del lancio. Nel frattempo sono successe altre cose, ho scritto molti altri tweet.
La mia agenda social, per così dire, è andata avanti.
Il 18 marzo ho ricevuto tramite la casa editrice di Tabloid Inferno, Alegre, la lettera di un lettore che non solo era stato testimone oculare dei fatti ma si era preso la briga di mettere a confronto le tante versioni fantasiose della stampa, alla ricerca di chi aveva piantato il seme della disinformazione e di chi lo aveva annaffiato, cresciuto e impacchettato col fiocco.
Una lettera che in alcuni punti non condivido ma che di certo rappresenta la migliore risposta alla domanda: Come si esce da Tabloid Inferno?
Questo lettore ha fatto passi significativi per allontanarsene, trasformando un’esperienza personale in un metodo di disintossicazione e prevenzione applicabile da chiunque, con ogni tipologia di informazione a partire da qualsiasi media, mainstream o di serie B.
Io, per capirci, evidentemente sono ancora qua...

 

 

Cara Selene,
di sicuro è peggio il tizio del titolone.
Il parroco in fondo che ha detto? Il testo dell'omelia lo puoi trovare qui
Certo, la si poteva impostare diversamente. Oltre che gioia e ristoro si poteva parlare anche di inferno e di giustizia divina... Ma l'assassino non viene neanche nominato.
E allora com'è che
il Messaggero titola "Omelia choc - aperte virgolette - preghiamo anche per il killer - chiuse virgolette"? (Dove il virgolettato dovrebbe essere l'estratto letterale dell'omelia pronunciata dal sacerdote).
È successo che a margine della preghiera dei fedeli il parroco ha buttato lì una frasetta: pregate anche per il padre... la famiglia ha perdonato. Tutto lì. Tra noi che stavamo di fronte alla chiesa, è passata praticamente inosservata.
Se ci fosse stata una reazione si sarebbe sentita. Come si è sentito l'applauso spontaneo che è partito in un angolino della piazza alla parola "stadio", quando il parroco ha spiegato perché si è deciso di fare i funerali in chiesa anziché in un posto più spazioso. Piccole divergenze d'opinione. 
Quando un altro dei celebranti ha ricordato l'assassino col nome di battesimo pure io ho pensato: quasi quasi fischio. Ma non ho fischiato. Nessuno ha fischiato. Non è successo niente. Freddezza e basta. Non si stava lì per quello.
Le bare sono uscite, centinaia di palloncini si sono alzati al cielo, è stato tirato su lo striscione, si sono accesi i fumogeni accanto alla cometa, è partita la struggente
Sta passando novembre di Ramazzotti. La gente si scioglieva in lacrime. Le due Maserati-carrofunebre con le bare bianche si sono allontanate.
Ce n'era di roba da raccontare.
Invece quando siamo tornati a casa abbiamo scoperto che tutti i siti d'informazione avevano titolato: "Contestato il parroco". Dove? Quando?
La prima reazione è: se lo dicono i giornalisti, sarà vero. Forse non ho visto niente perché stavo dietro, ma chi stava davanti... Invece poi parli con chi stava davanti, e anche lì niente. Allora forse qualcuno ha avvicinato il parroco dopo la celebrazione, e i giornalisti hanno assistito...
Macché. Non c'è nessun filmato, foto, audio, nome, descrizione di chi ha contestato. Niente.
L'
Ansa, che è un'agenzia seria, dopo che a mezzogiorno ha titolato in pompa magna "Prete contestato", in serata ha ritoccato il titolo sulla home page con molta discrezione. "Dalla chiesa gelo": «dai banchi della chiesa si è levato un mormorio di disapprovazione». Era solo un mormorio, e dentro. Mentre i giornalisti delle dirette stavano fuori. Altri hanno scritto «brusio», in piccolo.
Comunque, era troppo tardi per correggere. Le agenzie dicono contestazione? Siti web e giornali hanno lavorato su quello. "Fischi e urla", ha scritto il sito del
Mattino nel titolo (ma non nell'articolo). «Buona parte delle persone si è messa a inveire», ha scritto un editorialista del Tempo, escludendo a prescindere che possa essersi trattato solo di un gruppetto.
A quel punto, in mancanza di qualsiasi pezza d'appoggio, i giornalisti dopo la messa hanno assediato il parroco. Il quale che poteva dire? Ha ripetuto quel poco che sapeva, che credeva di aver capito. Che la famiglia (della donna ferita) aveva perdonato. Per lo meno non si era scontrata coi familiari del killer. L'ha ripetuto come una piccola precisazione a margine di una giornata in cui era successo anche molto altro. Ha pure detto «umanamente lo condanno» [l'assassino].
Ma nelle cronache tutto il resto è stato usato soltanto come sfondo. Nell'articolo che hai linkato tu non si parla dell'omelia, non si racconta l'emozione della gente. Non c'è la foto del funerale, non c'è la foto del prete. Che foto c'è? Antonietta sorridente accanto all'assassino. Che diamine!
Poi arrivano i social network, dove ognuno vuole dire la sua a favore o contro la frase contestata. E i talk show, che per giorni allestiscono un ring sull'argomento.
L'altro ieri mattina su
Raiuno c'era una donna che inveiva contro il prete, il quale a poche ore dal funerale aveva bollato come "fesserie" le ricostruzioni giornalistiche.
Il parroco «dice cose sconnesse», ha detto l'ospite in studio, «vi invito a googlare»... Se tutti i giornalisti hanno raccontato la contestazione, può essere che si siano sbagliati tutti?
Insomma, quando ci siamo allontanati dalla chiesa eravamo tranquilli. Addolorati, ma tranquilli. Tutto l'affetto era per le vittime, tutta la rabbia verso l'assassino. Se c'erano state frasi non condivisibili, la gente aveva fatto spallucce, aveva detto "io non prego per il mostro", e basta così. Se uno non è d'accordo col prete mica lo deve aggredire per forza. Mica deve per forza inventare un'aggressione che non c'è stata.
Ma dopo una settimana di bufera mediatica, la gente in strada veramente si accapiglia sulla questione. Veramente è carica di rancore. Veramente ha cancellato il ricordo reale di cosa ha provato nel corso della celebrazione, per riempire l'intero dibattito con la polemica costruita dai giornalisti. E cosa importa se la contestazione iniziale non c'è stata? Se la gente litiga dopo, è plausibile che l'abbia fatto anche prima. La realtà è secondaria.
È vero che la frase è stata detta e ribadita. Ed è vero che molti non sono d'accordo. Ma il clima aggressivo, quello è stato costruito e alimentato da stampa/tv/web.
L'ossessione per quel dettaglio deriva dai mass media.
Chi non voleva rilasciare dichiarazioni ufficiali sull'argomento per non peggiorare le cose, ha scoperto suo malgrado che le due chiacchiere informali che aveva fatto con un conoscente erano diventate un'intervista esclusiva sulle colonne del giornale locale, con tanto di nome, cognome, qualifica e virgolette. 
Noi che non siamo addetti ai lavori non siamo abituati a tutto questo. Le notizie di nera solitamente passano come rumore di sottofondo. Uno non si rende conto delle dinamiche devastanti che ci stanno intorno fino a quando non ci si trova in mezzo.
Mi è capitato l'anno scorso di seguire da lontano la storia del ragazzo ucciso fuori dal pub ad Alatri. I giornalisti delle tv nazionali zittivano gli abitanti del posto, quando questi contraddicevano le tesi diffuse dalla grande stampa (omertà, delinquenza, guerra tra bande, protezioni dall'alto... I battibecchi sono poi stati cancellati da Youtube per questioni di diritti d'autore. Lo schema era lo stesso: - come fate voi sul posto a dire che non è vero, se noi in studio l'abbiamo letto sul giornale?).
Potevo pensare che fosse una cosa sporadica. Invece, a quanto pare, è una regola.
Il branco arriva in una comunità sconvolta, cerca il dettaglio attorno al quale imbastire la polemica, e quando le persone iniziano ad insultarsi l'un l'altra e magari a inveire contro la stampa, quando l'atmosfera è carica di rabbia e di rancore, via, si riparte verso un'altra città.
Già oggi in cronaca nera ci sono abbastanza storie cruente da rimpiazzare quelle della settimana scorsa.
Se lo facessero solo i tabloid, sarebbe secondario. Ma qua lo fa anche il mainstream.
Il prete non voleva mica che quella frase finisse nei titoli di cronaca nazionale. Sono stati i giornalisti a scegliere di gonfiare quel dettaglio. Sapendo che, anche in caso di smentite, non saranno loro a renderne conto. Anzi, loro saranno i giudici.
Le uscite dell'ospedale sono già presidiate. 
Conclusione: se ancora ti chiedi se sia peggio la preda o lo sciacallo, vuol dire che non sei ancora uscita dal #tabloidinferno.

 

Cisterna, 15 marzo 2018

 

Ps. Ieri sera, dopo la puntata di Chi L'Ha Visto, il sito Napoli Today riassumeva: durante i funerali «la folla radunata in chiesa avrebbe contestato la richiesta [di preghiera per Capasso] restando in silenzio».
Ah, sì? Erano rimasti in silenzio?