La vita secondo Senpai

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«Senti, ti chiamo per un’emergenza: hai saputo che <em>Giallo</em> non vende più come una volta?».
 
«Quindi è finita, i tabloid zozzi sono morti?».
 
«Ma nooo, vuol dire che è il momento per una rivista davvero ignobile, dalla bava alla bocca. Ci stai?».
 
«Senpai, hai letto Tabloid Inferno?».
 
«Si, certo, tutto molto carino, benebravabis!, ma che c’entra con noi?».
 
«Be', non voglio fare l’ingrata, ma... Ecco, io ho chiuso con questa roba...».
 
«Ah. Ma dici sul serio? Quando ho letto l’ultima pagina del tuo libro mi è venuto da pensare: “Ecco è finita anche con Selene, come con Potito”. Poi mi sono detto: “E invece no, possiamo essere ancora noi”. Ora mi parli così, ma perché? Hai scritto un libro per dimostrare di essere “dura & pura”. Stai meglio, no? Andiamo avanti».
 
«Senpai, non ce la posso fare, non conosco un altro modo per dirtelo. Tu come fai? Anzi, ora che siamo qui, cellulare a cellulare, raccontami come hai iniziato a fare quello che fai. Hai avuto pure tu il tuo Senpai?».
 
«No, stella, io sono un talento naturale. È l’unica qualità che mi riconosco: per queste cose sono bravo perché capisco... Cioè, sento che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Nessuno mi ha spiegato niente... Ho guardato e, copiando gli altri giornali, mi sono sviluppato una certa sensibilità».
 
«Quindi non hai mai dovuto uccidere un Senpai, metaforicamente, eh! Un punto moralità e mille punti di bravura, sei pure autodidatta».
 
«Però mica ho imparato in un giorno. Prima di cominciare questo mestiere ho fatto lo sceneggiatore per il cinema per dodici anni. Non ero male, ho lavorato molto, ma sentivo che non ero nel mio. Poi, mi è capitato di essere assunto in un giornale con un po’ di donne nude...».
 
«E lì hai scoperto la vocazione!».
 
«Ma no! È stato il mio primo giornale e io non sapevo come si faceva. Ho avuto solo qualche consiglio dall’editore. Mi ha spiegato quali foto di donne nude erano sexy per il pubblico cui ci rivolgevamo e come bisognava inquadrarle e sistemarle graficamente. Eppure, quel giornale, al primo numero che ho fatto, ha venduto il 20% in più del numero precedente...».
 
«Il tuo magic touch. Ti hanno dato le chiavi della redazione?».
 
«Da allora, ho fatto di tutto. Per duemila editori. Ho imparato qualcosa (a proposito della serietà della redazione) facendo giornali con Mr. Enigmistica. Ti ricordi quando ti ci ho mandato?».
 
«Come no! Ho fatto un colloquio, ma mi sa che non l’ho convinto, perché poi non mi ha più richiamata. Niente tocco magico per me».
 
«Con lui ho lavorato cinque anni. Insieme abbiamo fatto anche molti fotoromanzi».
 
«I fotoromanzi!».
 
«Sbagli a fare la sostenuta, sai? Dai fotoromanzi ho imparato il senso dell’editoria popolare. Che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Questo ti facilita nel compito di relativizzare la tua cultura. Ho letto molti libri, ho studiato, so un sacco di cose, ma so anche che tutto questo lo devo mettere da parte se scrivo per uno dei miei giornali. Per cui finisce che sapere tante cose è un hobby e il mestiere ti impone di essere ignorante. Mica male, vero?».
 
«Ma che sostenuta, io avrei fatto volentieri millemila fotoromanzi al posto di alcune riviste che abbiamo prodotto. Penso che sarebbe stato più divertente e mi sarei sentita meno in colpa. A te succedeva mai di stare male?».
 
«Sì, con un paio di giornali mi sono sentito in colpa, ma non perché trattavo argomenti scabrosi. In realtà ancora oggi sto male, perché affronto superficialmente certe storie. Se dipendesse da me, approfondirei molto di più, andrei nei luoghi, guarderei, sentirei, farei indagini e interviste. Ma ovviamente tempi, spazi, soldi, ecc. non te ne danno la possibilità. Però anche la leggerezza e la superficialità in questo mondo sono un vantaggio. In ogni modo, comunque, ci metto passione. Nel senso che la storia di Guerrina, per esempio, mi ha coinvolto per la tristezza e il grado zero di umanità che trasudava dai personaggi. Non so se a te capita, ma io immagino le loro vite, le cene a casa, le uscite, le sere davanti alla tv... L’atto criminale diventa una specie di scusa per entrare “nelle vite degli altri”».
 
«No, guarda, io degli altri voglio sapere il meno possibile, ho già problemi a interessarmi della mia di vita».
 
«Quindi non me la fai la rivista?».
 
«No, davvero, no».
 
«Peccato, sarebbe stato divertente, la nostra ultima volta, il tabloid d’addio».
 
«Nei film l’ultimo colpo va a finire sempre male, ogni volta c’è qualcuno che ci lascia le penne».
 
«Se non ci scappa il morto, stella, non è una storia che valga la pena raccontare...».
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Senpai è uno dei protagonisti di Tabloid Inferno. Confessioni di una cronista di Nera, un saggio sotto forma di autofiction, il diario umano e il vademecum professionale di una giornalista freelance al servizio della stampa nera & scollacciata di serie Z. Questa lezione è l’ultima di tre tracce extra, complementari alla narrazione principale che è arrivata in libreria il 22 settembre 2016 per Edizioni Alegre. La prima e la seconda sono state rilasciate prima della pubblicazione. Tabloid Inferno è stato presentato per la prima volta a Bologna, al Festival di Letteraria, dove è stato ribattezzato "il making of le notizie di merda".