La Macchina che lava il sangue e racconta storie - Paolo Foschini da "Il Corriere della Sera"

28 May, 2016 - 13:18
autore/i: 
Paolo Foschini
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Rene in greco si dice nephròs. Infatti anche se quando lo mangi si chiama rognone quando ti si infiamma si dice che hai la nefrite. Se ti si riempie di cisti e non funziona devi fare sempre la dialisi per pulire il sangue, sennò muori. Non importa se sei un pensionato con la minima o un killer della Magliana, un manager o un pusher, un giornalista o una puttana. In quei giorni li troverai sempre tutti lì, attaccati come te alla Macchina che ti filtra il sangue 70 volte in quattro ore. E forse il meglio che ti possa capitare, a parte un trapianti arrivi in cima alla lista, è che uno di loro a forza di incontrarvi in quella stanza dove «belìn fa un caldo come in una stalla di Voghera» decida di raccontare le vostre storie e chi siate.
Uno come Simone Pieranni, genovese, giornalista tra Italia e Cina dove hai vissuto 8 anni. Di ore di Dialisi - ha fatto il calcolo - nell'ultimo triennio ne ha fatte 1.728 che è come dire 72 giorni filati: i Settantadue diventati titolo del suo libro uscito da Alegre.
Scritto con zero pietismo e con la bella ruvidità di un noir è un cocktail di autobiografia e invenzione, dove quest'ultima è in realtà il cambiamento di nomi o la fusione di storie diverse ma tutte, nella sostanza, vere: dalla Genova dei suoi ricordi alla Cina dove con 8mila euro un rene se vuoi te lo compri, dai sottoboschi di Mafia Capitale ai racconti di Mauro l'assassino della Magliana, che in dialisi arriva coi piantoni del carcere. Un girotondo di personaggi che a tratti ricorda il finale di 8 e 1/2, alcuni scavati nell'anima altri in un flash di tre righe. Così come a suo modo felliniana è la struttura del racconto, senza una vera trama eppure con un filo, quella suspence da vediamo cosa viene adesso, che poi è quel che ti tiene lì. E sul fondo, sempre, la Macchina. Denominatore comune come la Livella di Totò.
Solo alcuni esempi tra le cose che si trovano nel libro: Er Caciotta (balordo), il Secco e Santo Subito (personale ospedaliero), Denise e Dorotea (criminali e molto altro), Villa Gina da dove evase Maurizio Abbatino che poi era quello del dottor Stallone che poi era il medico di Togliatti, la «signora, credo sia morta, che ripeteva ogni dieci secondi aiuto», il mistero dell'edicolante ammazzato, una sete eterna per via della malattia, il pezzo grosso indiano che fa la dialisi col Rolex, e naturalmente «tu infermiera, che sei furiosa perché tuo marito è uno str., tuo figlio si fa i cannoni e non reagisce ai tuoi input, perché sei a dieta e non puoi sfondarti di cornetti, tu infermiera di dialisi: non sai quanto sono furioso io».

 

Da Il Corriere della Sera.