Il tenore partigiano

Nicola Stame: il canto, la resistenza, la morte alle Fosse Ardeatine

Roma, quartiere di San Lorenzo, via dei Volsci. Sopra il portone del civico 101 ci sta una targa, con una scritta che inizia così: «In questa casa abitò Nicola Stame».
Veniva da Foggia, Nicola detto “Ugo”. Fu aviatore, cantante lirico amato da pubblico e critica, padre di tre figlie, infine partigiano del Movimento Comunisti d'Italia.
Arrestato nel gennaio 1944, passò per le famigerate stanze di via Tasso, dove le SS torturavano gli antifascisti, poi finì al carcere di Regina Coeli. Ogni sera, nella sua cella, cantava arie d'opera per infondere coraggio ai compagni di prigionia. Tra questi, un giorno, capitò anche un giovane trasteverino, che a sua volta sarebbe divenuto cantante, uno dei più famosi della musica leggera italiana.
Nicola fu ucciso il 24 marzo alle Fosse Ardeatine, in una delle più celebri e abiette rappresaglie naziste. Da poco aveva compiuto trentasei anni.
La ricerca di Lello Saracino, giornalista e concittadino di Stame, inizia un giorno del 2000, quando un vecchio partigiano gli fa ascoltare una cassetta. Una voce emerge dal passato e canta, invita a spegnere un orrendo foco, a prendere le armi per impedire una morte ingiusta e crudele, e un coro le risponde: «All'armi, all'armi! Eccone presti / a pugnar teco, teco a morir.»
Il tenore partigiano racconta il pugnare di Nicola contro il nazifascismo e il suo morire insieme ai compagni di lotta. Nel presentarvi questo libro, ci piace ricordare un verso di Franco Fortini: «Chi ha compagni non morirà.»

 

«Appena si presenta il tenore Nicola Stame la sala prorompe in un uragano di applausi con ovazioni, e ascolta attentamente l’interpretazione della romanza Recondite armonie della Tosca, sottolineata da un lunghissimo applauso che sembra non avere fine. La voce squillante, potente e duttile del tenore dà luogo ai più favorevoli commenti...».

 

«Oggetto: Nicola Stame - vigilato politico Il sovversivo in oggetto, richiamato alle armi, è stato assegnato a codesto Reggimento. Prego voler disporre nei di lui confronti opportuna vigilanza, segnalandomi spostamenti».