Fiera di vanità (calcistiche) - Mauro Favale da "La Repubblica"

22 October, 2018 - 08:55
autore/i: 
Mauro Favale
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«Non esiste un calcio moderno contro cui scagliarsi oggi in nome dei bei tempi mai esistiti, il calcio nasce moderno». Di più: «Il calcio è il mezzo perfetto per il controllo sociale». Nell'anno del mondiale russo orfano dell'Italia, un libro aiuta a decostruire il mito del pallone o, meglio, a leggere la realtà attraverso il suo costante rotolare su un prato verde, che sia quello dell'Estadio Monumental di Buenos Aires, dove nel 1978 l'Olanda di Cruijff sfida l'Argentina di kempes sotto gli occhi del dittatore Jorge Videla, o quello dei campi quasi "disneyani" di Usa '94, dove il grande evento viene trasformato definitivamente in un affare televisivo (con relativi ritorni economici), per atterrare con un lungo lancio negli impianti costruiti in Brasile nel 2014 tra proteste, scandali e corruzione. Attorno a questi tre mondiali si sviluppa una controstoria del calcio raccontata in Uccidi Paul Breitner. Frammenti di un discorso sul pallone scritto dal giornalista Luca Pisapia. Un "oggetto narrativo non identificato" (termine coniato da Wu Ming 1 che per Alegre cura la collana Quinto Tipo) in cui si alternano momenti di pura fiction al recupero di biografie di calcio "rivoluzionario". Tra citazioni di James Ellroy, Bret Easton Ellis e James Ballard, Pisapia incastra, tra le altre, le vite di Italo Allodi, Bill Shankly, Eric Cantona, Paolo Sollier e, ovviamente, Paul Breitner, barbuto e capellone terzino della Germania Ovest a segno nella finale con l'Italia di Spagna '82. Proprio in quell'anno, Breitner (che si presentava agli allenamenti con il libretto rosso di Mao) finisce per tagliarsi la barba per pubblicizzare una marca di dopobarba e accettare un contratto dal Real Madrid. E così, anche un personaggio militante diventa funzionale a uno sport sempre più assimilabile alla società dello spettacolo. Se il calcio è morto, dunque, lunga vita al calcio.

 

Da La Repubblica